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Notizia scioccante a fkih ben salah


Notizia scioccante a fkih ben salah
Una donna nella citta di fkih ben salah ha rubato un bambino di 5 anni all'interno del nuovo super mercato MARJAN dopo averlo preso la donna ha preso un taxi e si e diretta a AIT RADI circa 1km dalla vicenda.
All'arrivo la donna paga il taxi con 100 dh e lascia il resto
il tassista dopo circa 10 minuti ritorna d'avanti al centro commerciale e trova la folla e i genitori a cercare il bambino, il tassista subito ha avvisato i genitori e le forze dell'ordine di aver accompagnato una donna e un bambino non molto luntano dal posto.


subito le forze dell'ordine  sono andati sul posto al loro arrivo non hanno trovato nessuno e hanno chiesto a dei ragazzi che giocavano sul posto. i ragazzi hanno indicato una casa dove hanno visto entrare una donna con un bambino.
la polizia ha fatto irruzione in quella casa e ha trovato una vera e proprio sala operatoria all'nterno c'era il bambino la donna e un dottore che aveva appena cominciato la sua operazione per poter prelevare i reni del bambino e metterli a un'altro bambino che si trovava in quella casa.


per fortuna la polizia ha fatto in tempo a salvare il bambino e arrestare la donna e il dottore
e i bambino sono stati subito portati in ospedale .

Salah


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Risoluzione Onu sulla Palestina: il voto degli Stati.


Il voto dell'Assemblea delle Nazioni Unite sull'ammissione della Palestina come "Stato non membro osservatore" (John Moore/Getty Images)


RISOLUZIONE ONU PALESTINA – Storico voto ieri all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove è stata accolta la richiesta dell’Autorità nazionale palestinese di ammettere la Palestina all’Onu come “Stato osservatore non membro”.

 La rosuluzione è stata approvata dalla stragrande maggioranza degli Stati con 138 voti a favore, 9 contrari e 41 astenuti.

Gli Stati che hanno votato a favore del riconoscimento della Palestina come “Stato osservatore non membro”:

 Afghanistan, Algeria, Angola, Antigua e Barbuda, Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Austria, Azerbaijan, Bahrain, Bangladesh, Belgio, Belize, Benin, Bielorussia, Bhutan, Bolivia, Botswana, Brasile, Brunei Darussalam, Burkina Faso, Burundi, Cambogia, Capo Verde, Repubblica Centrafricana, Ciad, Cile, Cina, Comore, Congo, Costa Rica, Costa

D’Avorio, Cuba, Cipro, Corea del Nord (Repubblica Democratica Popolare di Corea), Danimarca, Dominica, Repubblica Dominicana, Ecuador, Egitto, El Salvador, Emirati Arabi Uniti, Eritrea, Etiopia, Filippine, Finlandia, Francia, Gabon, Gambia, Georgia, Giamaica, Giappone, Gibuti, Giordania, Ghana, Grecia, Grenada, Repubblica di Guinea, Guinea-Bissau, Guyana, Honduras, India, Indonesia, Iran, Iraq, Irlanda, Islanda, Isole Salomone, Italia, Kazakistan, Kenya, Kuwait, Kirghizistan, Laos (Repubblica Popolare Democratica del Laos), Libano, Lesotho, Libia, Liechtenstein, Lussemburgo, Maldive, Malesia, Mali, Malta, Marocco, Mauritania, Mauritius, Messico, Mozambico, Myanmar, Namibia, Nepal, Nicaragua, Niger, Nigeria, Norvegia, Nuova Zelanda, Oman, Pakistan, Perù, Portogallo, Qatar, Russia (Federazione Russa), Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Santa Lucia, Sao Tome e Principe, Senegal, Serbia, Seychelles, Sierra Leone, Siria, Somalia, Spagna, Sri Lanka, Sud Africa, Sud Sudan, Sudan, Suriname, Swaziland, Svezia, Svizzera, Tagikistan, Tanzania (Repubblica Unita di Tanzania), Thailandia, Timor Est, Trinidad e Tobago, Tunisia, Turchia, Turkmenistan, Tuvalu, Uganda, Uruguay, Uzbekistan, Venezuela, Vietnam, Yemen, Zambia, Zimbabwe.

Hanno votato contro: Canada, Isole Marshall, Israele, Micronesia, Nauru, Palau, Repubblica Ceca, Panama, Stati Uniti.

 Astenuti: Albania, Andorra, Australia, Bahamas, Barbados, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Camerun, Colombia, Corea del Sud (Repubblica di Corea), Croazia, Estonia, Figi, Germania, Guatemala, Haiti, Lettonia, Lituania, Malawi, Moldavia (Repubblica Moldova), Monaco, Mongolia, Montenegro, Paesi Bassi, Papua Nuova Guinea, Paraguay, Polonia, Regno Unito, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica di Macedonia, Romania, Ruanda, Samoa, San Marino, Singapore, Slovacchia, Slovenia, Togo, Tonga, Ungheria, Vanuatu.


Assenti: Guinea Equatoriale, Kiribati, Liberia, Madagascar, Ucraina.

La Palestina diventa Stato osservatore non membro dell’Onu. Voto storico con 138 sì, 9 no e 41 astenuti

PALESTINA STATO OSSERVATORE DELL’ONU – 65 anni dopo la divisione della Terra Santa la Palestina è stata accolta nell’Onu come “Stato osservatore”. Con 138 sì, 9 no ( Israele, Nauru, Palau, Isole Marshall, Micronesia, Panama,

Canada, Repubblica Ceca e USA) e 41 astenuti la Palestina entra finalmente nel Palazzo di Vetro, nonostante il parere contrario di Israele e Stati Uniti, ma favorevole di Cina e Russia. Secondo l’Autorità nazionale palestinese si tratta del primo passo verso l’indipendenza e l’entrata a tutti gli effetti nell’Assemblea generale.


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“La Palestina crede nella pace e il voto di oggi è l’ultima chance per salvare la soluzione dei due Stati”, ha detto il leader dell’Anp davanti all’Assemblea che lo ha accolto con un lungo applauso. Da questo momento in poi i palestinesi potranno chiedere al Tribunale Penale Internazionale di fare luce su eventuali crimini compiuti dallo Stato ebraico nel pluridecennale conflitto in Terra Santa. ”E’ arrivato il momento di dire basta all’occupazione e ai coloni – ha dichiarato Abu Mazen -, perché a Gerusalemme Est l’occupazione ricorda il sistema dell’apartheid ed è contro la legge internazionale”.Ma il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha premesso che “non cambierà alcunché sul terreno, non avvicinerà la costituzione di uno Stato palestinese, ma anzi la allontanerà” ed ha bollato come ostili le parole di Abu Mazen. Parole che riecheggiano quelle di Hillary Clinton,


 secondo cui la risoluzione è “controproducente per il principio due popoli, due Stati”.Al momento del voto l’Europa è risultata alquanto divisa: Germania, Gran Bretagna e Olanda si sono astenute, la Repubblica Ceca ha detto no, mentre l’Italia ha dato voto favorevole, come espresso in una nota di Palazzo Chigi diramata nel pomeriggio di ieri, al fine di ”rilanciare il processo di pace con l’obiettivo di due Stati,

-->  quello israeliano e quello palestinese, che possano vivere fianco a fianco, in pace, sicurezza e mutuo riconoscimento”

Marocco/ A Fez, scompare la sorella minore della Torre Eiffel


Alta 20 metri era in fase di ultimazione, mistero sulla sua sorte
 La sorella minore della Torre Eiffel, da poco completata nella città di Fez, in Marocco, è improvvisamente scomparsa dal luogo dove era stata edificata. Al momento sono molteplici le ipotesi sulla sua sorte e sui motivi che hanno portato allo smantellamento, scrive la France Presse.

La costruzione di questo monumento in acciaio, quasi identico in tutto e per tutto alla sorella maggiore parigina, alto 20 metri e situato su un grande viale della città nel centro del Marocco, era stata rivelata il mese scorso. Mohamed Zaim, ingegnere municipale e capo dei servizi della viabilità, aveva detto alla France Presse appena il 23 ottobre che l'opera era in fase di ultimazione.


Ma poco dopo l'Eiffel sosia è scomparsa e il suo smantellamento non è stato né anticipato, né tanto meno spiegato. Secondo gli abitanti del quartiere la torre era stata criticata in seno alla popolazione e agli amministratori locali perché incongrua a una città classificata dall'Unesco come patrimonio mondiale dell'umanità.

Secondo il quotidiano arabofono più letto nel regno, Al-Massae, che evoca motivi di sicurezza, i pezzi della torre smontati si trovano non lontano da Fez, nella fattoria privata del sindaco Hamid Chabat.

San Vittore, arrestato cappellano: violenza sessuale. Incastrato dai video


Fuori del carcere don Alberto Barin si dava un gran da fare: firmava appelli per l’amnistia, formava i volontari, si faceva intervistare come esperto della condizione dei detenuti. E se gli capitava di essereinvitato a un convegno, non si tirava mica indietro: «Se io entro tutti i giorni a San Vittore -disse una volta- è perché credo nell’uomo e nelle sue possibilità, dal mattino alla sera parlo con i detenuti e in ognuno di loro trovo estremi confini di male, ma anche estremi confini di bene».

Dentro San Vittore, invece, il cappellano violentava da quattro anni giovanissimi e impauriti detenuti nordafricani, li costringeva a soddisfare le sue richieste in cambio di cose da niente, piccoli benefici che solo la vita del carcere, forse, può rendere importanti: un dentifricio, un pacchetto di sigarette, una confezione di shampoo. E promettendo comunque che, al momento giusto, avrebbe dato un parere favorevole alla loro scarcerazione.

E’ stato arrestato, don Alberto: i pm di Milano Daniela Cento e Lucia Minutella lo ritengono responsabile di violenza sessuale continuata e di concussione, con l’aggravante dell’abuso di autorità, riferita a quelle promesse di pareri favorevoli su eventuali scarcerazioni. Nella ricostruzione della Procura («E’ una vicenda terribile e noi abbiamo agito con grande prudenza» ha detto il procuratore aggiunto Pietro Forno, che guida il pool chiamato a occuparsi di reati sessuali), il cappellano di San Vittore ha violentato sei detenuti, cinque accusati di piccoli reati e un sesto, invece, in carcere per omicidio. O meglio: sei violenze sono ritenute provate ma si indaga ancora, nella convinzione che altri detenuti possano aver ricevuto le stesse attenzioni da don Alberto.

QUATTRO VIOLENZE FILMATE
Tutto è cominciato nel giugno scorso, quando il primo dei sei ragazzi è stato preso a verbale in Procura e ha raccontato della violenza subita da un altro detenuto, aggiungendo alla fine: «Ma non è la prima volta...». E così è venuto fuori il nome di don Barin. Gli sono state piazzate telecamere nel suo ufficio all’interno di San Vittore e in questi cinque mesi quattro violenze sono state addirittura filmate, risultano oggi il vero cardine dell’inchiesta.
Dei sei detenuti violentati tutti hanno confermato, meno uno, ma si è dovuto arrendere davanti al video che gli investigatori gli hanno mostrato.

Agli atti dell’inchiesta -l’ordine d’arresto per il cappellano è stato firmato dal gip Enrico Manzi- c’è la storia ancora più triste di uno di questi sei ragazzi, costretto a subire abusi anche una volta uscito dal carcere. Eppoi la testimonianza di un rifiuto, un detenuto che avrebbe respinto le avances di don Alberto. Da quel momento, ha raccontato, non è stato più convocato nel suo ufficio: addio sigarette, shampoo e dentifricio, e soprattutto al parere favorevole sulla sua scarcerazione.

«DOLORE E SCONCERTO»
Verso don Alberto Barin -che lavorava a San Vittore dal 1997- i detenuti avevano un «timore reverenziale». Lo consideravano «estremamente potente e influente».

La Curia di Milano ha voluto esprimere «tutto il proprio sconcerto» sulla vicenda, e anche «il dolore per l’arresto di don Alberto Barin e per i fatti che al cappellano della casa circondariale vengono contestati». Si manifestano «la massima fiducia nel lavoro degli inquirenti e la disponibilità alla collaborazione nelle indagini».

Attentato su un autobus a Tel Aviv Gaza, si festeggia con spari in aria


Gerusalemme, (MaroccoNews) - Medio Oriente in fiamme. Mentre proseguono i raid su Gaza, questa mattina c'è stata un'esplosione su un autobus a Tel Aviv, nel nord di Israele. Secondo quanto ha reso noto la polizia israeliana, l'esplosione è il risultato di un attentato terroristico. 'Radio Israele' precisa che il mezzo di trasporto è esploso mentre percorreva il King Shaul Boulevard.



Escluso l'attentato suicida: secondo una fonte della sicurezza israeliana, citata da 'Ynet News', l'attentato sarebbe stato compiuto con un ordigno esplosivo collocato sul mezzo.


Immediata la rivendicazione di Hamas. Lo ha riferito il sito della 'Bbc', precisando che il movimento palestinese ha annunciato, attraverso gli altoparlanti delle moschee di Gaza, di essere riuscito a piazzare un ordigno sul bus. Alla notizia dell'esplosione, secondo quanto riferisce sempre la 'Bbc', si sono sentiti spari in aria a Gaza in segno di festeggiamento.


Intanto procedono i raid delle forze armate israelianesulla Striscia. Un missile israeliano è caduto nei pressi di un hotel di Gaza City che ospita molti giornalisti stranieri. Lo riferisce l'inviata della 'Bbc', spiegando che l'esplosione provocata dal missile lanciato da un aereo ha fatto andare in frantumi i vetri di alcune stanze.
Gli aerei militari dello Stato ebraico hanno anche colpito nelle prime ore della giornata una stazione di polizia, un edificio del governo e una struttura della sicurezza a Gaza City, come riporta l'agenzia palestinese 'Maan'. L'ufficio dei portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf) ha confermato i raid contro "siti di attività terroristiche" a Gaza, tra i quali il ministero della Sicurezza interna.
Ed è strage di bimbi nella Striscia. Secondo quanto raccolto da Foad Aodi, presidente dell'Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e del Co-mai (Comunità del mondo arabo in Italia) - in costante collegamento telefonico con il direttore generale della Mezzaluna rossa palestinese, Kalad Gjwda - il 25% delle vittime è rappresentato da bambini. "Al momento - riferisce Aodi, che all'Adnkronos Salute invia anche l'elenco con i nominativi dei piccoli rimasti uccisi - si contano 29 bimbi morti su 140 vittime e 310 feriti su un totale di 1.100".
La comunità internazionale è al lavoro. Il presidente Usa Obama ha inviato Hillary Clinton per mediare un cessate il fuoco. Per la Clinton, ''l'obiettivo deve essere un risultato duraturo che promuova la stabilità regionale e porti avanti la sicurezza e le legittime aspirazioni di israeliani e palestinesi", ha detto ai giornalisti dopo l'incontro con il primo ministro Benyamin Netanyahu nella tarda serata di martedì. Il segretario di Stato avrà un nuovo incontro a Gerusalemme con il primo ministro, il ministro della Difesa Ehud Barak e quello degli Esteri Avigdor Lieberman.
Clinton ha avuto anche colloqui con il leader dell'autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas. "Gli Stati Uniti sono contrari alla nostra decisione di recarci all'Onu a chiedere lo status di Stato non membro per la Palestina". Lo ha dichiarato il capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat, che in conferenza stampa a Ramallah ha riferito dei colloqui tra il presidente dell'Anp e Clinton. Erekat ha affermato che il responsabile Usa "ha ribadito ancora una volta" il rifiuto della Casa Bianca di questa iniziativa palestinese e "ha chiesto ad Abbas di rimandare la questione".

ONU e USA ribadiscono il diritto di Israele alla difesa – Chi difenderà Gaza?


Dopo il settimo giorno di conflitto, Gaza City è il fantasma di se stessa. Alcuni stati cominciano a intercedere perché si giunga a una tregua. ONU e USA restano immobili. Nessuno - finora - ha espresso una dura condanna nei confronti di Israele, che sembra avere totale licenza di uccidere.

Come previsto, la fine delle elezioni negli Stati Uniti è stato come una sorta di via libera per i piani di Israele, la quale – da tempo – scalpitava per realizzare quanto annunciava fin dall'inizio del 2012: una nuova Piombo Fuso.  Dopo la Palestina, è molto probabile che toccherà all'Iran, tanto che già da un paio di navi da guerra statunitensi e britanniche sostano nel golfo persico in attesa del via. In questo scenario, la campagna che Mitt Romeny ha giocato all'attacco della tenerezza di Barack Obama riguardo le questioni in area mediorientale – oggi – torna molto utile ad Israele che, di fatto, è più libera di agire senza che nessuno abbia il coraggio di condannare in maniera chiara la violenza.

La terza potenza militare del mondo attacca uno stato che – secondo la geopolitica – neanche esiste; uno stato che viene tenuto in condizioni di apartheid da anni, e non c'è una sola nazione che prenda una posizione decisa contro l'abuso di potere di cui il governo di Israele si sta macchiando. Anzi. Dopo un primo “stop alle violenze”, Obama si è sentito in dovere di rettificare la sua posizione e ha fatto sapere – dalla Cambogia – di non aver mai chiesto a Israele di “bloccare i piani per un'operazione di terra contro Gaza”, ma continua a sconsigliarla. Dalla Casa Bianca, infatti, ci tengono a precisare che il presidente ritiene che Israele “abbia il diritto di prendere le proprie decisioni relativamente alla sicurezza” ma resta “amareggiato per le morti, che hanno colpito soprattutto i palestinesi”.

Gli USA però – secondo la Russia – stanno deliberatamente ostacolando il lavoro dell'ONU, impedendo agli stati che compongono il Consiglio di Sicurezza di varare la risoluzione promossa dal Marocco su cui sembra esserci ampio consenso. Non riuscendo a trovare una soluzione unanime, il consiglio si è visto costretto a imporre il voto sulla risoluzione; voto previsto per oggi che potrebbe costringere gli USA a fare uso del proprio diritto di veto. In tal caso, la confederazione statunitense assumerà su di sé  la piena responsabilità di quel che accadrà poi. Intanto, il segretario di stato Hillary Clinton è in partenza per Israele dove , domani, incontrerà il premier israeliano Benjamin Netanyahu per tentare una mediazione.  Netanyahu – nella giornata di oggi – ha già incontrato il ministro degli esteri tedesco, ricevendo – ancora una volta – l'appoggio incondizionato della Germania che sottolinea, come tutti, “il diritto di Israele a difendersi”. In ogni caso, secondo fonti interne allo staff del premier israeliano, l'attacco via terra sarebbe stato momentaneamente sospeso: “Prima di decidere se attaccare via terra, il primo ministro intende esaurire tutte le opzioni diplomatiche” – ha dichiarato alla Reuteurs un ufficiale che ha chiesto di restare anonimo – “in modo da verificare se esistano le condizione per un cessate il fuoco di lungo periodo”.

Quanto alle reazioni internazionali, l'ONU e la NATO sono ancora immobili. Il segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, chiede “ad ambo le parti” di fermare le violenze, ma sottolinea che occorre “riconoscere che Israele ha timori legittimi che devono essere rispettati dal diritto internazionale”.  Il diritto internazionale, quindi, deve rispettare il diritto di Israele a difendersi da razzi che – da quasi tre giorni – arrivano a stento a toccare terra, ma la Palestina non ha diritto di lanciare quei razzi per difendersi dalle quotidiani vessazioni subite e dai periodici eccidi di massa. Due pesi e due misure. Altro che due popoli due stati.  Nessuno ha il diritto di attaccare nessuno (forse è bene chiarirlo ancora una volta) ma continuare a dire che si comprendono le ragioni di Israele e non dire una sola parola sulle ragioni dei palestinesi rivela un doppiopesismo eticamente e politicamente insopportabile. Ma quel che preoccupa sul serio è l'immediato futuro. Se, infatti, la politica attendista dell'ONU continua ad avere la meglio, cosa accadrà il 29 novembre, quando l'Assemblea Generale si troverà a decidere se accettare la Palestina (almeno) come Stato Osservatore? Siamo certi che l'intento di questo attacco israeliano – ovvero impedire che lo stato palestinese venga riconosciuto - non stia per compiersi a causa dell'innegabile dipendenza delle Nazioni Unite dalle prese di posizione di alcuni stati membri?

Vedere l'ONU e la NATO abbracciare supinamente la posizione statunitense del non impicciamoci della questione israelo-palestinese, fa male alla democrazia e piomba l'intero pianeta nello sconforto che viene dall'evidente mancanza di senso della giustizia. ONU, USA e NATO dovrebbero ammette che è ormai tardi per non impicciarsi. La decisione di istituire in terra palestinese lo stato di Israele è stata una decisione presa dall'alto, in maniera unilaterale, e proprio dalle Nazioni Unite. Nonostante, fin dall'inizio, non ci fosse alcun accordo riguardo la spartizione proposta dall'ONU, l'organizzazione ha preso – nel lontano 1948 – una decisione d'autorità; decisione di cui, ancora oggi, paghiamo il prezzo come umanità; decisione che aveva comprensibili motivazione umane e politiche ma che, fin dall'inizio, consegnava ad Israele le zone più ricche di risorse naturali e meglio posizionate strategicamente. Lo stato d'Israele, inoltre, ha potuto contare fin da subito su risorse economiche e militari pressoché illimitate e sul rientro degli ebrei in patria da ogni parte del mondo, il che ne ha fatto – nel giro di pochissimi anni – una superpotenza. Insomma, per quanto possa apparire spiacevole, è troppo tardi per “non impicciarsi”.



La soluzione diplomatica – al momento – sembra dover passare necessariamente per l'Egitto, unico stato a mostrarsi pienamente ottimista rispetto alla risoluzione del conflitto in favore dei palestinesi. L'attuale premier egiziano – Mohammed Mursi – è espressione del movimento dei Fratelli Mussulmani (creatore e mentore di Hamas) ed è stato recentemente invitato da Obama a intercedere per “fermare il lancio di missili contro Israele”. Secondo Mursi “gli sforzi per arrivare a un tregua tra israeliani e palestinesi produrranno risultati positivi nelle prossime ore”, tanto che – secondo il premier dell'importante stato arabo -  quella che lui definisce “la farsa dell'aggressione israeliana a Gaza” si concluderà entro oggi. Tra le clausole presenti nell'accordo al centro delle trattative c'è la fine dell'embargo israeliano sulla Striscia di Gaza e l'apertura dei valichi di frontiera con l'enclave palestinese. Al momento, però, l'Egitto è l'unico ad essersi espresso in termini così ottimistici.

Al momento, la conta dei morti di questa “farsa” - che nena news ha trasformato in un elenco di nomi perché non ci si riduca a parlare di numeri - è drammatica: 115 gli esseri umani assassinati  - di cui 24 bambini – e 900 i feriti. Tre i morti sul fronte israeliano. Ci sono israeliani a cui questo dato non fa alcuna impressione. E ovviamente ci sono palestinesi che non disdegnerebbero di vedere la situazione volgersi al contrario. Ma una cosa sono i fatti, altra sono i desideri. E non è per il folle e suicida desiderio di qualcuno – nello specifico Hamas – che si possono trucidare vite innocenti; che si può avallare un genocidio. I sondaggi interni alla popolazione israeliana, per il momento, danno l'84% dei residenti favorevole ai raid e solo il 30% favorevole a un attacco via terra. Ovviamente, le motivazioni di tale barbare non sono soltanto economico-politiche A far ribollire il tutto e a giustificare le peggiori nefandezze ci pensa la religione. In tutti i testi sacri delle religioni monoteiste, infatti, è possibile riscontrare passaggi che giustificano il genocidio dei miscredenti. La Torah non fa eccezione; se presa alla lettera, diventa un invito al terrorismo (così come l'Antico Testamento, così come il Corano). Difatti, c'è una dichiarazione che – negli anni – è stata più volte ribadita dal Concilio dei Rabbini in Cisgiordania, ed è di quelle che farebbero invidia ad Adolf Hitler. Tale dichiarazione prende spunto da un passo della Torah – Samuele 1, 15 – che recita testualmente: “Ora, vai a schiacciare Amalek, imponi ad esso e tutto ciò che possiede la maledizione della distruzione, non risparmiare nulla ma uccidi uomini e donne, bambini e infanti, buoi e pecore, cammelli e asini”.  Seguendo i dettami della Torah, quindi, diversi rabbini hanno affermato negli anni – e lo riaffermano oggi – che in guerra è lecito anche uccidere bambini, purché siano palestinesi.

Ma che razza di guerra è mai questa? In che modo la Palestina può essere considerata una minaccia reale per Israele? La terza potenza militare mondiale si sente minacciata da uno stato che – grazie all'impegno della stessa Israele e all'appoggio di altri stati complici - neanche esiste; uno stato assediato e costretto in una condizione di apertheid; uno stato a cui ormai manca tutto e che ha una efficacia militare a dir poco ridicola. Eppure la minaccia è così reale per alcuni che l'attacco militare non basta; non basta l'embargo dei beni di prima necessità; ci vuole anche la censura. Da diverse ore, infatti, Facebook ha chiuso numerosi account – tra cui quello di Rosa Schiano. Tutti account di attivisti presenti sul territorio palestinese che stavano diffondendo immagini di Gaza. Ma se il governo crede di essere nel giusto, se tutti i governi del mondo si affrettano a sottolineare il suo “diritto a difendersi”, di che si preoccupa? Dell'opinione pubblica internazionale?

Da anni, gli abitanti della Striscia hanno gigantesche difficoltà a far arrivar qualunque cosa sul loro territorio, soprattutto farmaci. Il che rende ancor più gravosa la percentuale di incidenza mortifera dell'attacco israeliano. Al momento, all'interno della Striscia mancano i farmaci necessari a curare le centinaia di mutilati che – in questi ore – affollano gli ospedali. Fonti mediche a Gaza riferiscono di medici “alle prese con ferite e ustioni mai viste nella loro carriera professionale”. E il presidente dell'Amsi aggiunge: “La situazione sanitaria e umanitaria è drammatica. Manca di tutto: sacche di sangue, farmaci, attrezzature mediche. E soprattutto, non c'è elettricità sufficiente a garantire gli interventi chirurgici. Ci sono numerosi bambini gravemente feriti in attesa di un'operazione”. È questo il popolo capace di minacciare di morte Israele? È questo il popolo da cui è indispensabile difendersi con bombe che oggi uccidono e domani diffonderanno il cancro?

Quest'attacco non ha nulla a che fare con la difesa. I nomi non creano le cose, non modellano il reale, tutt'al più lo nominano, lo comunicano. Non importa come Israele e i suoi alleati continuino a chiamare questo attacco. Si tratta di genocidio. Di nuovo.



Gaza, Ban Ki-moon chiede stop a violenze. Frattura in Consiglio Onu


USB SIl Cairo (Egitto), 20 nov. (LaPresse/AP) - Mentre l'offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza è entrata ormai nel settimo giorno, non si fermano gli sforzi diplomatici per riportare la calma nell'area. Le parole più forti arrivano dal Cairo, dove ieri è arrivato il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon, che questa mattina ha fatto un appello personale e diretto alle fine delle violenze. Nell'area arriva oggi anche il segretario di Stato Hillary Clinton, mentre il Consiglio di sicurezza dell'Onu vive l'ennesima frattura degli ultimi mesi. Questa volta su una dichiarazione congiunta proposta dal Marocco sulla situazione di Gaza, che andrà al voto oggi.

BAN KI-MOON: SFORZI ABU MAZEN CRUCIALI. "Apprezzo gli sforzi della Lega araba" per promuovere un cessate il fuoco a Gaza, "non c'è tempo da perdere per mettere fine alle violenze", ha detto questa mattina Ban Ki-moon, nel corso di una conferenza stampa congiunta con il capo della Lega araba, Nabil Elaraby, nella capitale egiziana. Il numero uno dell'Onu ha quindi confermato che a breve si recherà a Ramallah per incontrare il presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas (più noto come Abu Mazen), "i cui sforzi per una soluzione basata su due Stati - ha spiegato - sono più cruciali che mai".

Prima sarà a Gerusalemme per vedere il presidente israeliano Shimon Peres, non prima però di aver avuto un confronto con il presidente egiziano Moahmmed Morsi. Per contro, "Israele - ha aggiunto - deve rispettare i suoi obblighi secondo il diritto internazionale, incluso il diritto umanitario", anche se le sue sue "legittime preoccupazioni per la sicurezza devono essere rispettate". Il suo discorso era però iniziato con appello diretto per lo stop alla violenze. "Sono qui - ha dichiarato - per appellarmi personalmente per la fine della violenza e per chiedere un cessate il fuoco". "Ancora una volta - ha aggiunto - israeliani e palestinesi vivono nella paura del prossimo attacco".



OBAMA INVIA HILLARY CLINTON. In mattina è giunta anche la notizia che anche il segretario di Stato Usa Hillary Clinton lascerà la Cambogia, dove ha accompagnato in visita il presidente Obaam, per raggiungere la regione mediorientale. La Clinton si recherà prima a Gerusalemme per incontrare il premier israeliano Benjamin Netanyhau. Quindi raggiungerà gli ufficiali palestinesi a Ramallah e infine andrà al Cairo per confrontarsi con i leader egiziani.
IN CONSIGLIO ONU RUSSIA ACCUSA USA DI OSTRUZIONISMO. Intanto il Consiglio di sicurezza dell'Onu è spaccato su una dichiarazione congiunta proposta dal Marocco che sarà messa al voto questa mattina alle 9 (le 15 ora italiana). Ieri l'ambasciatore russo ha accusato gli Stati Uniti di fare "ostruzionismo" sul testo. Dopo una notte di consultazioni, l'ambasciatrice Usa Susan Rice ha notato che il governo egiziano, il presidente Barack Obama e altri attori internazionali stanno lavorando su tutti i canali per arrivare a una fine delle violenze. "Pensiamo che sia di vitale importanza che questo Consiglio, con le sue azioni o non azioni, rinforzi le prospettive di una cessazione condivisa delle attività", ha dichiarato la Rice. Affinché la scelta sia significativa e sostenibile, ha aggiunto, "deve esserci un accordo tra le parti", "questo è il nostro obiettivo principale nelle consultazioni".
PUNTI CRITICI DELLA BOZZA. Secondo alcuni diplomatici, il punto contestato delle prime versioni della bozza avanzata dal Marocco è il fatto che esse omettano un chiaro riferimento ai lanci di razzi verso Israele nei mesi precedenti all'offensiva. Alcuni rappresentanti occidentali respingono il fatto che nella dichiarazione proposta si faccia semplicemente riferimento ai problemi "nel sud di Israele così come a Gaza". Ma il Marocco spinge per andare avanti. "Non accettiamo che il Consiglio di sicurezza rimanga ai margini", ha dichiarato l'ambasciatore marocchino Mohammed Loulichk.
RUSSIA PROPONE RISOLUZIONE. Nel frattempo, anche la Russia ha proposto una risoluzione che chiede il cessate il fuoco e lo stop delle violenze, esprime sostegno agli sforzi di mediazione nazionali e internazionali, ed esorta palestinesi e israeliani a riprendere i colloqui di pace. La bozza non presenta tuttavia alcun esplicito riferimento al lancio di razzi da parte di Hamas. Churkin insiste sul fatto che il Consiglio proceda a un voto su di essa, se possibile entro oggi pomeriggio, nel caso in cui fallisca il tentativo di approvare la dichiarazione proposta dal Marocco in mattinata. Una risoluzione necessita almeno nove dei 15 voti dei membri del Consiglio e deve passare senza veto. Mosca ha anche chiesto un incontro urgente del Quartetto per il Medioriente (Usa, Russia, Ue e Onu), ma non è chiaro quando il gruppo potrà riunirsi. Su proposta dell'Egitto, il Consiglio di sicurezza aveva già tenuto un vertice di emergenza a porte chiuse mercoledì scorso, giorno in cui Israele ha lanciato l'offensiva, ma l'incontro non aveva portato ad alcuna risoluzione. In quell'occasione, la rappresentante degli Usa, Susan Rice, aveva ribadito che Washington deplora la violenza, sottolineando però il sostegno al diritto di Israele a difendersi dai razzi lanciati da Hamas.

Genova, novantatré chili di hashish nascosti in macchina: condannati a sei anni



DROGA: SEI ANNI DI CARCERE PER 93 CHILI DI HASHISH
CONDANNATI DUE MAROCCHINI ARRESTATI AL PORTO DI GENOVA

Genova. Il gup di Genova Nadia Magrini ha condannato a sei anni ciascuno due marocchini arrestati lo scorso febbraio mentre trasportavano in auto 93 chili di hashish.
Il pubblico ministero Federico Manotti aveva chiesto la condanna a otto anni. I due erano stati fermati al Terminal traghetti di Genova, appena sbarcati dalla motonave Excellent, arrivata dal Marocco.


Nascosta nei doppifondi dell’auto, la droga era suddivisa in 247 panetti, che sul mercato sarebbe stata suddivisa in 625 mila dosi.



M.O.: raid israeliano a Gaza contro casa possibile successore Jabari

Gaza, 16 nov. - (Adnkronos/Aki) - Aerei militari israeliani hanno condotto un raid nei pressi di Rafah contro l'abitazione di Mohammed Abu Shamala, comandante per il sud di Gaza delle brigate al-Qassam, braccio armato di Hamas. Lo riferiscono fonti palestinesi citate dal sito israeliano YNet, secondo le quali l'abitazione e' stata completamente distrutta. Non si hanno notizie sulla sorte di Abu Shamala, che nei giorni scorsi era stato indicato come possibile successore di Ahmet al-Jabari, leader delle brigate al-Qassam, ucciso in un raid israeliano a Gaza due giorni fa.

Gaza, ancora scontri durante visita premier Egitto, sfuma tregua


L'Egitto ha cercato di aprire oggi un piccolo spiraglio a livello diplomatico per la pace a Gaza, ma le speranze di vedere rispettato un cessate il fuoco durante la breve visita del premier egiziano, nell'enclave palestinese per parlare con Hamas, sono sfumate immediatamente.

Il premier egiziano Hisham Kandil è arrivato nella Striscia di Gaza per dimostrare solidarietà ai palestinesi dopo due giorni di attacchi ininterrotti degli aerei israeliani con l'obiettivo di bloccare il lancio di razzi dei militanti contro Israele.

Israele aveva annunciato che avrebbe sospeso le operazioni militari a Gaza durante la visita di Kandil se Hamas avesse fatto altrettanto. Ma missili lanciati da Gaza hanno colpito diverse zone nella parte meridionale di Israele, la cui aviazione ha risposto attaccando la casa del comandante di Hamas per il Sud di Gaza, come riferito da una fonte di Hamas.

Secondo alcuni medici, nell'attacco sono morte due persone, tra cui un bambino, facendo salire il bilancio delle vittime palestinesi da mercoledì a 21. Tre israeliani sono stati uccisi da un missile ieri.

Intanto i militanti di Hamas hanno detto di aver lanciato oggi un razzo Qassam verso Tel Aviv dove è stata sentita un'esplosione dopo il suono delle sirene. Un portavoce della polizia ha detto che il razzo è finito in mare.

Gli allarmi aerei sono risuonati anche ieri a Tel Aviv costringendo gli abitanti a correre ai ripari nei rifugi e due missili a lunga gittata sono esplosi a sud della città, in una zona sconosciuta, senza provocare feriti, come riferito dalla polizia.

Israele ha iniziato ad arruolare 16.000 riservisti, in quello che potrebbe essere un segnale precursore di un'invasione.



UE: ASHTON IN MAROCCO ED ALGERIA

Il capo della diplomazia europea, Catherine Ashton, sarà questa settimana in Marocco ed in Algeria. Oggi a Rabat incontrerà il Primo Ministro marocchino, Abdelilah Benkirane, e il Ministro degli Esteri, Saad-Eddine El Othmani. Domani ad Algeri incontrerà il Ministro degli Esteri algerino, Mourad MEdelci, e altri leader politici. In Algeria inoltre firmerà tre accordi finanziari tra Unione Europea ed Algeria sulla protezione del patrimonio culturale, sul supporto alle riforme nel settore dei trasporti e sul supporto all'occupazione giovanile.

Facebook va in blackout e Twitter si scatena!



Facebook è impazzito, proprio quando milioni di persone stavano chattando o rilassandosi prima di andare a dormire. E tutto il mondo si chiede: cosa sarà successo? Un attimo: al momento, noi non abbiamo la soluzione, ma possiamo intuire che qualcosa di grosso stia accadendo! Il blackout di Facebook ha provocato un trauma in tutti gli utenti che si sono riversati in massa su Twitter, per esprimere il loro “cordoglio” per il social blu! Un vero mistero… Hacker? Aggiornamenti? (Tanto quelli avvengono un giorno sì e l’altro pure!). Server intasato?

Mentre alcuni utenti pongono domande sacrosante come “Perché su Twitter c’è un’account di Facebook e su Facebook uno di Twitter?”, altri denunciano il malfunzionamento e sottolineano la dipendenza dal social network blu. “Tutti odiamo Facebook, ma ne siamo dipendenti”! Quant’è vero…

Molti legano il blackout di Facebook alla probabile affezione di Zuckerberg per gli One Direction. Sarà in ansia per i biglietti anche il guru di Facebook? Altri temono le novità che potrebbero piovere dal cielo al suo ritorno. Sarà stato hackerato da Anonymous?

Il mondo attende notizie, mentre lancia i suoi gridi di disperazione su Twitter, intasato da lamentele e richieste di chiarificazioni. C’è chi si chiede se sia la fine di Facebook e chi spera che lo sia.

Sia come sia, è in questi momenti che il mondo riconosce la genialità di Zuckerberg, un uomo che ha creato un qualcosa di cui è impossibile fare a meno, che amiamo, sebbene abbia rimpiazzato la comune vita sociale di ognuno di noi.

Marocco: denunciato un gruppo legato ad Al-Qaeda


Il Ministero degli Affari Interni del Marocco dichiara lo smascheramento di un gruppo terroristico che ha pianificato di organizzare un campo di


addestramento in montagna nel nord del Paese. La polizia ha comunicato l'arresto di 9 sospettati e il sequestro di oggetti proibiti, incluse le bandiere nere – simbolo di Al-Qaeda.






Mercoledì un cittadino francese di origini marocchine è stato arrestato in un aeroporto in Germania. Le autorità del Marocco gli hanno notificato un mandato di cattura internazionale per essere sospettato dell'organizzazione di azioni terroristiche a Casablanca nel 2003.

Primavera islamica contro le prostitute: “Via dal Marocco”


(MAROCCO) – La primavera araba ha spazzato via le prostitute dal Marocco. Anche da Qain Leuh, paesino sulle montagne dell’Atlante, fino a pochi mesi fa una sorta di “Amsterdam” del Maghreb, con i suoi quartieri a luci rosse e le file di uomini dopo il Ramadam.
Gli islamici marocchini rifiutano la definizione di fanatici, negano di aver condotto una campagna religiosa. Alcuni li accusano di aver messo i lucchetti alle case delle prostitute, e di aver incarcerato molte delle ragazze. Altri dicono che si sono limitati a qualche manifestazione nella piazza principale del paese. Quel che è certo, sottolinea il New York Times, è che le signorine che prima, in tute attillate o vestaglie, offrivano le loro prestazioni in natura, ora si sono reinventate venditrici di caramelle o tessitrici di tappeti berberi.
Il reportage del New York Times mostra gli effetti delle rivoluzioni che nell’ultimo anno hanno cambiato il volto di Paesi come Tunisia ed Egitto. Via i vecchi governanti, avanti con le ancor più vecchie leggi. E se qualcuno è contento così, altri lo sono meno.


Come ha raccontato Ali Adane al New York Times: “Qui l’economia è in caduta libera. Un tempo le ragazze affittavano le case, avevano soldi da spendere, facevano acquisti. Alcune persone sono davvero felici per i cambiamenti. Ma altre persone non lo sono”.

Tutto questo nonostante il Marocco abbia evitato molte delle violenze e dei cambiamenti che ci sono stati in altri Paesi musulmani del Nord Africa. Il capo di Stato è sempre il re Mohammed VI, anche se ha accettato di vedersi ridurre i poteri e di varare alcune riforme. Un prezzo comunque limitato pur di restare al potere.
La Costituzione è stata cambiata e a capo del nuovo governo è arrivato un partito islamico moderato, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo. Il nuovo primo ministro, Abdelilah Benkiran, che ha rinunciato a molti dei vantaggi del suo ruolo, puntando a socializzare con il popolo.
Ma nel Paese c’è anche chi pensa (e dice) che nessuno sta governando davvero a parte le milizie islamiche. Anche se per molti tra gli stessi marocchini con l’Islam, con la religione, queste campagne di “terrore” e moralizzazione hanno davvero poco a che fare.

MAROCCHINO-EROE: ''VADO DAI MIEI, TORNO E TROVO UN LAVORO''


 "Adesso voglio cercarmi un lavoro come saldatore, ma prima ho intenzione di tornare in Marocco, a trovare i miei genitori che non vedo da dieci anni".

A parlare è Adoiou Abderrahim, conosciuto meglio come il "marocchino eroe", che la notte del 13 ottobre ha salvato una famiglia di tre persone che stava viaggiando sulla statale 20 in direzione Avezzano (L'Aquila), finita in un canale del Fucino dopo aver perso il controllo della vettura.

Adoiou, che viveva in Abruzzo dopo aver fatto perdere le tracce di sè a Lecco, in seguito a un decreto di esplusione per questioni di droga, non ha esitato neanche un momento prima di buttarsi in acqua e salvare il bambino, il padre e la madre.

Ieri sera il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri, ha dato disposizione per il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, visto che durerà sei mesi, grazie al quale l'uomo potrà rimanere in Italia e trovarsi un lavoro che gli darà finalmente la possibilità di avere una vita tranquilla.

"Mi sento sollevato - ha dichiarato ai microfoni di AbruzzoWeb - ringrazio tutte le persone che mi sono state vicine e che hanno voluto aiutarmi".

"Ho sentito al telefono la famiglia - conclude - ieri sera è stato operato il marito, oggi opereranno la moglie, ma posso dire che stanno bene".

RILASCIATO IL PERMESSO DI SOGGIORNO PER ADOIOU ABDERRAHIM, RIMARRA' IN ITALIA PER SEI MESI

Oggi insieme al suo avvocato, Roberto Verdecchia, ha formalizzato la domanda per regolarizzare la sua posizione e al tempo stesso ha avuto notizia della revoca dei due decreti di espulsione nei suoi confronti disposta dal prefetto dell'Aquila, Francesco Alecci.

"Il mio assistito - ha spiegato Verdecchia - ha finalmente l'autorizzazione a restare in Italia. Oggi abbiamo formalizzato in Questura sia la questione della permanenza sul territorio italiano, sia la revoca dei decreti di espulsione da parte del Prefetto dell'Aquila".

Adoiou, clandestino, fu arrestato nel 2003 e restò in carcere fino al 2006; non ha potuto usufruire della sanatoria scaduta lo scorso 15 ottobre perché questa riguardava solo i clandestini con un lavoro, mentre lui risulta nullafacente.

Screening su 200 donne del Nord del Marocco


Durante la prima settimana di ottobre una équipe di medici radiologi della Radiodiagnostica dell'Ospedale di Savigliano costituita dai dottori Alessandro Leone e Grazia Ortoleva coadiuvati dal tecnico Daniela Righetto hanno condotto nell'ospedale Italiano di Tangeri in Marocco una campagna di screening del tumore mammario. E' il terzo anno consecutivo che si realizza tale iniziativa sotto l'egida dell'ANSMI (Associazione Italiana per il Soccorso dei Missionari Italiani) che gestisce con personale religioso e locale alcuni ospedali italiani in Marocco, Giordania, Siria ed Israele.



“Tale progetto - spiega Alessandro Leone, direttore della Struttura di Radiologia dell’ospedale di Savigliano - ha permesso di esaminare gratuitamente oltre 200 donne provenienti dalle aree più povere del Nord del Marocco con ecografie e mammografie, queste ultime condotte su un mammografo donato dall'ospedale di Saluzzo tre anni fa. Anche quest'anno tale iniziativa, che si svolge sempre in forma puramente volontaria, ha ottenuto un forte consenso da parte della popolazione e delle istituzioni locali”.

Gli operatori di Savigliano sono stati inoltre ricevuti dall'ambasciatore italiano a Rabat che ha espresso vivo apprezzamento per tale iniziativa. Per il prossimo anno é in programma di estendere tale progetto anche all'ospedale italiano di El Kerak in Giordania.

Nove quintali di hashish dal Marocco, maxi sequestro nel Milanese



Nove quintali di hashish divisi in centinaia di panetti e nascosti nel doppiofondo di un autoarticolato. La Guardia di finanza di Torino ha arrestato cinque persone e sequestrato automezzi e droga provenienti dal Marocco e passati dalla Spagna per

raggiungere il mercato italiano.Le Fiamme gialle hanno fermato lungo l'autostrada A7, all'altezza di Dorno nel Pavese, l'autista dell'autoarticolato ed un'altra persona che con la sua auto aveva il compito di scortare il carico lungo il tragitto. Poi sono stati

individuati e bloccati i tre acquirenti incaricati del ritiro della merce al punto di incontro, a Trezzano sul Naviglio, alle porte di Milano.Particolarmente ingegnoso il sistema di occultamento dell'hashish, in un doppio fondo ricavato nel pianale del mezzo,

cui si accedeva tramite un elevatore azionato con meccanismo a scomparsa. Ingegnosa anche la scelta del carico di copertura: fusti in plastica contenenti solvente, il cui odore serviva a coprire quello dell'hashish.La partita di droga sequestrata, una messa sul mercati avrebbe fruttato all'organizzazione circa nove milioni di euro.

Fikri colpevole o innocente? Pareri diversi sul web


Continuano a esserci diversi dubbi sulla posizione di Mohammed, Fikri, il marocchino che continua a essere l'unico indagato per l'omicidio di Yara Gambirasio, ma anche sul web le opinioni sono contrastanti. Sono passati ormai quasi due anni dalla scomparsa di Yara Gambirasio, ritrovata tre mesi dopo ormai cadavere in un campo di Chignolo D'Isola, ma nonostante l'investimento e l'impegno che sono stati messi nell'indagine ancora non si è riusciti a trovare il suo assassino,

-->  anche se continua a essere il marocchino Mohammed Fikri l'unico indagato e proprio in settimana sono stati dati al pm Letizia Ruggeri altri sei mesi per fare ulteriori accertamenti sulla posizione dell'africano. Un caso di questo tipo in cui a morire è stata una ragazzina che aveva avuto cme unica colpa quella di essere uscita sola da casa per frequentare un luogo per lei abituale come la palestra dove si allenava non può comunque lasciare indifferenti e è per questo che anche il parere dell'opinione pubblica  sul colpevole e in modo particolare sulla colpevolezza o meno di Fikri continuano a essere discordanti.

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Inevitabilmente un'indagine come questa in cui sono state sottoposte migliaia di persone al test del dna scelte tra i residenti della zona fa pensare a un modo di procedere da parte degli inquirenti a tentativi e non tanto cercando di seguire una pista su cui si è convinti, ma senza tralasciare ancora del tutto la situazione di Fikri, che nonostante le accuse si è però sempre proclamato innocente e provando negli ultimi tempi a sospettare di un ragazzo che sarebbe il figlio illegittimo di un uomo morto ormai tredici anni fa la cui eisstenza non è però nemmeno certa. Per fugare però gli ultimi dubbi rimasti sul marocchino, che lavorava nel famoso quartiere di Mapello situato vicino al luogo della scomparsa, sarà però ora necessario effetuare una nuova traduzione della frase da lui pronunciata pochi giorni dopo la scomparsa di Yara, che inizialmente  lo aveva fatto finire in carcere per essere poi rilasciato pochi giorni dopo, ma gli interpreti che si occuperanno di questo compito devono ancora essere trovati. Solo dopo avere effettuato questa operazione, se almeno non si riuscirà a trovare con certezza
l'assassino, si riuscirà almeno a capire un eventuale coinvolgimento del marocchino, un tentativo dovuto per dare giustizia alla tragica fine di una ragazzina.

Il marocchino Mohammed Fikri resta l'unico indagato


Il marocchino Mohammed Fikri resta l'unico indagato per l'omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate di Sopra scomparsa il 26 novembre del 2010 e ritrovata in un campo di Chignolo d'Isola esattamente 3 mesi dopo, il 26 febbraio 2011. Mohammed Fikri, operaio del cantiere Mapello all'epoca dei fatti, fu arrestato nel dicembre del 2010 mentre si trovava su una nave diretta in Marocco, in base ad una traduzione intercettata dagli inquirenti. Traduzione che inizialmente sembrava portare alla frase "Allah, perdonami non l'ho uccisa io" ma che in base ad altri interpreti venne ritradotta in un "Allah, fà che risponda".


Per questo motivo Fikri fu scarcerato pochi giorni dopo, ma la sua posizione continua ad essere, ad oggi, quella di unico indagato. A chiedere di fugare ogni possibile dubbio su Mohammed Fikri prima che il caso sia archiviato è in particolare la famiglia di Yara Gambirasio, e il gip di Bergamo sembra trovarsi concorde. Per questo motivo, ha disposto altri 6 mesi di indagine sulla pista Fikri, chiedendo che la traduzione della frase sia effettuata da persone della stessa connazionalità dell'indagato. Ma non solo. Il gip ha anche chiesto di visionare la relazione dei RIS sul DNA del presunto assassino trovato sul corpo di Yara Gambirasio. Il giudice vuole comprendere l'esatto procedimento che i RIS hanno effettuato per isolare il DNA e per escludere che sia quello di Mohammed Fikri. Il pm Letizia Ruggeri, che aveva chiesto l'archiviazione della posizione di Fikri, si sta già muovendo per cercare traduttori esperti, anche se la pista privilegiata della Procura di Bergamo sembra rimanere quella di Gorno, alla ricerca di un presunto figlio illegittimo di un uomo morto negli anni '90. La famiglia di Yara

Gambirasio non sembra però del tutto convinta delle conclusioni del pm, tanto da aver chiesto la riesumazione del cadavere del padre del presunto assassino. A gennaio, comunque, scadranno i termini di questa indagine, dopo che la procura ha ottenuto due proroghe, e per questo qualcuno si augura che in questo poco tempo si riaccendano i riflettori anche sulla pista che portava al cantiere in costruzione di Mapello, abbandonata ancor prima del ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio nonostante molti indizi potrebbero a far supporre che quel luogo non abbia ancora rivelato tutto. A fiutare, letteralmente, la pista del cantiere di Mapello erano stati per primi i cani molecolari, ma non di poco conto potrebbe essere il fatto che nei polmoni e sulla pelle di Yara Gambirasio sembra sia stata trovata una certa quantità di ossido di calcio, cioè calce.
 

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